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sabato 4 settembre 2010

La principessa di ghiaccio

Tornata da Amsterdam non avevo tempo di andare in libreria perchè sono ripartita subito per Urbino. Nella mezz'ora in cui sono stata a casa per adeguare la mia valigia al clima italiano urlavo contro mia madre che mi serviva un libro. Mi ha dato "La principessa di ghiaccio", di Camilla Läckberg. Secondo la critica la scrittrice svedese è la degna erede di Stieg Larson, autore del ciclo Millennium. Quello confesso di non averlo letto, perchè, purtroppo, ho visto prima i film. In genere non mi faccio scoraggiare, ma dato che si tratta di gialli... ha poco senso quando conosci già l'assassino no?
Comunque la principessa di ghiaccio è un bellissimo libro. Ricco, ben intricato. Manca, secondo me la cura di qualche dettaglio, ma è stato comunque piacevolissimo.
Ho sempre pensato che la Svezia, o comunque i paesi scandinavi fossero una sorta di paradiso, invece da questo libro ho appreso che quanto pensiamo noi italiani della nostra società non è diverso da quello che pensano gli svedesi: tasse alte, scuole pessime, polizia sottopagata (questo lo pensiamo della maggior parte dei lavori). E' stata una sorpresa.
La trama? Beh non ve la vorrei svelare (trattandosi di un giallo). Perchè la principessa di ghiaccio? La protagonista, Erica, scopre per caso il cadavere di una donna che scopre essere una sua amica d'infanzia. La donna era immersa nella sua vasca da bagno ghiacciata, con i polsi tagliati, dove appariva cristallizzata, a causa del freddo, come una principessa di ghiaccio. Basta, non vi dico altro (anche perchè oggi odio il mio modo di scrivere).








lunedì 9 agosto 2010

Le scarpe rosse

Le scarpe rosse sono un altro dei miei feticci. Quanti ne ho? Tanti, davvero... Comunque non sono qui per parlare solo del feticcio, ma di un libro. Le scarpe rosse è un libro di Joanne Harris ed è il seguito di Chocolat. Io adoro Chocolat, è uno dei miei film preferiti, ha una poesia ed una magia così sussurrata che lo rivedrei in continuazione. Il libro l'ho trovato per caso, diciamo che mi ha attratto il titolo (ecco qua il feticcio che entra in azione), ho pensato "un libro che si intitola così non può essere così male..." Ed infatti è stato bellissimo.

Vianne e Anouk sono a Parigi. Ma non sono da sole. Con loro c'è anche Rosette, una bambina di 4 anni figlia di Vianne e.... non ve lo dico. Hanno lasciato dietro di loro tutti gli amici di Lansquenet i colori, le delizie del cioccolato ed i loro nomi. Vianne, che ora si fa chiamare Yanne, ormai si veste solo di nero e di grigio, non cucina più, si occupa solo della vendita in una cioccolateria a Montmartre e non si intromette più nella vita della gente. Anouk, ovvero Annie, non ama questa situazione, rivorrebbe indietro la sua vecchia vita ed è pronta a ribellarsi. Le cose cambiano con l'arrivo di Zozie dell'Alba, una giovane donna esuberante e seducente, ma molto pericolosa che con le sue scarpe rosse rivoluzionerà la vita di Vianne e Anouk.



Il libro è molto diverso dal film. Nel libro infatti la parte magica è molo enfatizzata, Vianne è una strega, particolare che non emergeva palesemente nella versione cinematografica. Un altro particolare discordante è la datazione: il film è ambientato negli anni Cinquanta, la vicenda del libro si svolge nella Parigi contemporanea.

Veniamo ora al feticcio... Le scarpe rosse sono magiche, è inutile che lo neghiate. Basti pensare alla favola scarpette rosse di Andersen, o al Mago di Oz!










In mezzo a tante nella vetrina
La scarpa rossa appare regina. 
Bassa o con tacco, con fibbia o anche senza, 
Proclama squillante la sua presenza.

Tutto è marrone, bordeaux oppure nero
Colore ufficiale un po' troppo severo.
Lei è diversa, bizzarra, vezzosa.
Trasforma ogni donna in una gattina bizzosa.

La scarpa rossa porta fortuna,
Spedisce d'un balzo fin sulla luna,
La scarpa rossa è un talismano
Che puoi chiedere allo sciamano.

La solita Tizia, signorina "So tutto":
"Son fuori moda! Le mie rosse le butto!"
Non ascoltarla, segui il tuo cuore.
Infiamma i piedini, vola con ardore.

E se la zia "perbene o per niente"
Urla: "un colore così sconveniente!"
Rispondi, serena: "Non me ne importa,
Di scarpe rosse ne voglio una scorta.

Perchè alla giornata danno una spinta,
un dono speciale di brio e di grinta,
e quando le indosso una strega divento,
maliarda e potente in un solo momento".





giovedì 3 giugno 2010

A.I.1

Ciao a tutti, volevo segnalarvi la presenza di un nuovo blog curato da me A.I.1. Questo blog nasce come corollario ad un progetto che sto seguendo per AltaRoma A.I.1, appunto, che servirà per monitorare gli artigiani di Roma. Ovviamente non artigiani in senso stretto, ma quelle istanze creative, legate alla moda ovviamente, che si autoproducono e che realizzano i prodotti in maniera artigianale.
Si tratta quasi sempre di giovani (ma anche meno giovani), che dopo aver acquisito un po' di esperienza, si mettono in proprio. C'è da ammirarne il coraggio, ma anche il prodotto che ne esce che non è, quasi mai, un prodotto di massa. Personalmente preferisco dare 200 euro ad un giovane come me per un vestito che magari avrò solo io, piuttosto che darne 20 a Zara o H&M per qualcosa che probabilmente hanno tutti. Bisogna sostenere i giovani creativi! (Dico tutto questo anche perchè spero, un giorno, di aprire anche io qualcosa di mio... quindi non sono proprio obbiettiva).
Il progetto prenderà forma in un libro, che uscirà, speriamo, prima della settimana dell'alta moda di Roma (quindi il 10 luglio). Il lavoro da fare non è poco... e mi sono anche raffreddata, mannaggia! Comunque ci riusciremo! Spero che lo gradirete e, mi raccomando, diventate sostenitori!

sabato 24 aprile 2010

Libri, libri e ancora libri!



Da bambina, quando ho visto al cinema questo film ho detto a mia madre "mamma voglio anche io una stanza così!". La mia casa è piena di libri, ma io vorrei una stanza che fosse come questa con altissime pareti interamente ricoperte di libri.



Mi piacerebbe in legno, classica, molto british. Così dovrebbe essere una biblioteca che si rispetti, con poltrone in pelle e la classica lampada verde sulla scrivania.





Mi piace il caos organizzato...



Questa è di Ron Arad.

Come ordiniamo i libri? Io che sono una persona noiosa lo faccio per genere... ma quanto prima proverò a farlo per colore... molto più divertente! (peccato che mettere in ordine la mia camera mi crei una certa ansia).


Libreria El Ateneo a Bueno Aires ricavata in un antico teatro. Bellissima!!! La voglio!!!


La maestosità!






Concludo con questa... un'immagine di grande ispirazione... Spero per alcuni versi di concludere la mia vita così.

sabato 3 aprile 2010

Il temporale

Lo so che nei blog non si devono fare post lunghissimi per non spaventare i pochi lettori. Ma questa perdonatemela. Ho raccolto la sfida di un mio amico blogger (Andrea di Spiriti di Luce) che voleva sperimentare la scrittura a comando sulla base di indizi. Gli ho scritto una frase e questo è ciò che ne è venuto fuori. Secondo me è bellissimo e poi è bello sentirsi una musa (c'è da dire che un minimo proprio minimo mi conosce, in quanto è il miglior amico del mio miglior amico).
Mi sono anche improvvisata correttore di bozze, oltre che musa, perchè lui scrive istintivamente e di getto (cosa bellissima, io dopo poco mi stufo). Diciamo che la prima versione, in cui c'era troppo di mio non l'ha apprezzata molto. Quindi ecco a voi la versione edulcorata (a cui lui non ha ancora dato l'approvazione, ma io sono troppo ansiosa di mostrarvela).

La mano di Eva accarezza distrattamente il legno della finestra del vecchio rudere. Legno. Pieno di schegge che potevano conficcarsi nella sua mano, così perfetta, da un momento all’altro. Il vetro appena appannato dal suo respiro incerto, mentre lei guarda fuori la radura, i campi, la distesa di erba che fin da piccola l’ha accompagnata.
Una luce assente. Ecco quello che lei vede Il temporale era vicino, fin troppo. Non ci sarebbero state schiarite, non ci sarebbero stati ponti sotto cui ripararsi, solo un tetto.
“Non ci salveremo da quello, dovresti saperlo.” dice.
Lo dice non come un desidero, non come una condanna. Non lo dice neanche come un condannato a morte che ha perso le speranze.
E’ un sussurro, docile, gentile, soffice.
Il corpo di Darren è scosso da un brivido che gli fa rizzare tutti i peli del corpo. Un misto incomprensibile di eccitazione e paura.
“Non quello il nostro problema. Lo sai bene.”

“Invece no. Quel temporale è stato pronto fin da quando siamo nati. Fin da quando io e te ci siamo incontrati per la prima volta in mezzo all’erba su quelle colline.”
Indica fuori, ma se avesse scritto AIUTO con del sangue su una parete, per Darren avrebbe fatto lo stesso.
Il punto a cui Eva fa riferimento è là. E’ sempre stato là. A circa un chilometro, un piccolo spiazzo poco lontano dalla casa. Ci andavano a piedi da piccoli, giocavano insieme. Tutte le santissime estati lui e lei si incontravano e giocavano. Guardie e ladri, dottori, giochi da tavolo. Tutto.
Col crescere i giochi si erano fatti complicati.
Forse troppo.
Il nero del temporale nascondeva le fattezze del paesaggio che, in un altro momento, non avrebbe certo mancato di sollevare gli animi di chi lo osservava. Ora, l’albero di ciliegio che in primavera Eva guardava rapita era solo un’ombra meschina illuminata dai lampi intermittenti. Le foglie primaverili ed i fiori in boccio adesso erano rami secchi, morti, senza vita, senza un briciolo di linfa che avrebbe dato loro la forza di resistere al vento contro cui si stavano scontrando.
Una finestra sbatteva al piano di sotto. Ironico. Darren scriveva film horror e quello era il suono che probabilmente aveva sentito più spesso in vita sua: il suono della finestra che sbatte, il cigolio delle ante che si aprono.
“Hai chiuso la porta?”
“Si. L’ho chiusa. Era da pazzi non chiuderla.”
“Cos’è, Darren, hai paura?” dice fissandolo dritto negli occhi smeraldo. Sguardo immobile, come la sua determinazione.
Sguardo come a 17 anni. E forse fu lì che, guardando indietro, si innamorò di lei. Come era possibile evitarlo? Occhi iridescenti, atipici, malformazione o fortuna non sapeva dirlo, ma erano spettacolari. E se una ragazza ti fissa per più di cinque secondi hai solo una cosa da fare: baciarla. Non certo chiederle “Cos’hai?”. Bruci la magia del momento.
Quando conobbe i suoi occhi non ci fu modo di sfuggire. Magari fu l’estate, magari fu che a 17 anni inizi a vedere uno squarcio della vita che ti accompagnerà e quell’estate non potrai dimenticarla. Forse era quello.
“Forse un po’ di paura ce l’ho, sai?”
“Tu? Un regista di film horror?” sorride ironica “Ha un che di comico.”
“E non è l’unica cosa comica.”
“Anche la finestra”
“Anche la finestra”
Detto all’unisono.
Ed ancora una pausa. Una sottolineatura del filo che li legava. Ancora un tuono che rombava lontano, come un raduno di moto che si stava per avvicinare.
Il vento era forte, i fischi penetravano ogni singola fessura per entrare fin sotto le ossa.
“Qual’è stato il primo gioco, lo ricordi?” chiede Eva
“Il primo? In assoluto?”
“Si”
“Sono indeciso. Allora avevi molti disturbi di meno”
“Disturbi? Non mi è mai e poi mai parso che per te fossero tali. Li avrei chiamati piaceri della vita al più, ma non certo disturbi.”
La stanza era grigia. Proprio grigia. “Legno anomalo questo,” pensava sempre lui.
“Qui un film dell’orrore ce lo girerei proprio bene. Già riesco ad immaginare la povera ragazza assassinata o stuprata. Un po’ di sangue sulle pareti, con la giusta saturazione e il rosso potrebbe diventare il colore base di tutta la regia.
Cazzo, che film che verrebbe.”
La sedia su cui lui era seduto si trovava al centro della stanza, di fronte alla porta, come la finestra. Quando entrava qui, anni fa, c’erano tante scatole. Scatole piene dei giochi di Eva. Alla destra poi c’era quella vetrina con tutte le cose strane
“Tarocchi. Non sono cose strane bimbo mio, sono tarocchi” Diceva la mamma di lei.
“A che servono?”
La luce del tramonto scivolava sotto le tende e rendeva ogni angolo della casa speciale; anche quel legno così smorto riprendeva vita e appariva nuovo.
“Ah, con i tarocchi ci puoi fare quel che vuoi. Puoi scoprire cosa nasconde il futuro di una persona, o il cuore di una persona, o ancora puoi cercare di cambiare ciò che una persona farà.”
“Ma è incredibile! Puoi anche fare del male ai cattivi?”
La donna lo guardò, girò il volto verso la vetrina osservando la carta del Diavolo tagliata da un raggio di sole che ne sottolineava il nome. Strano che proprio quella fosse scoperta. Era una carta di violenza e di rovina.
“Si. Puoi fare anche quello” disse. E Darren spalancò gli occhi, la bocca e poi sussurrò:
“Incredibile...”
“Ma la cosa più strabiliante che puoi fare sai qual’è? Nessuno la conosce ma io te la dirò.”
Darren avvicinò l’orecchio.

“Fu quando giocammo a carte con i tarocchi vero?”
“Diavolo... ero sicura che non te ne saresti mai ricordato.”
“Qualcosa sarà pur valsa tutta questa fatica, non credi?”
“A volte, ti dirò, ho dei dubbi. Non so se sia giusto o sbagliato. Ma la prima volta che ho capito cosa desideravo, desideravo veramente intendo, ho avuto paura.”
“Paura, tu?” La faccia di Darren diventa di colpo davvero buffa, con le sopracciglia inarcate ed una smorfia indescrivibile sulla bocca.
Roba da vero Clown
Eva ride.
E per un attimo, solo un attimo, sembra ci sia il sole fuori.
“Si. Paura.” disse, ricomponendosi
“E perché tu dovresti avere paura?”
“Ma è semplice: avrei potuto restare senza niente. Ecco perché.”
“Tutto qua?”
“Tutto qua. Cosa ti aspettavi? Confessioni di una mente pericolosa? Non sono quello che sembro, e di sicuro non sembro quello che sono”
“Pericolosa. Già.”
“Già.”

“Ehi, ti va di giocare con i tarocchi?”
“Giocare? Ovvero?”
Darren, 10 anni e non sentirli. Trovarsi di fronte quella che potrebbe essere la più bella ragazza che avrebbe conosciuto e non capirlo.
Ci dovranno essere stati dei segni no?
L’aria? Normale.
L’erba? Normale. Cioè. Era erba verde come tutte le altre.
Il battito cardiaco? Normale. Stiamo parlando di un bambino di 10 anni! Sarebbe stato all’ospedale in caso contrario.
No, non c’erano state avvisaglie di quel temporale. Nessun indizio che avrebbe potuto metterlo in allerta, o almeno renderlo preparato.
Pertanto “Giocare? Ovvero?” era davvero l’unica risposta che avrebbe potuto dare.
Un bambino di 10 anni non avrebbe mai detto “Oh, ma che ti passa per la testa?” o anche “Con i tarocchi? Ma che ti sei bevuta?”. No. La disillusione arriva sempre dopo.
Quindi fu normale. In tutto e per tutto, tarocchi a parte.
“Giocare con i tarocchi no? Vieni che t’insegno”

Il temporale era, ormai, questione di minuti. Il vento era, ormai, questione di attimi, sarebbe entrato in casa ed avrebbe iniziato a svaligiarla di tutta l’aria che c’era dentro.
Darren, legato alla sedia, Eva con un coltello sanguinante in mano.
Perché in fondo la loro condanna era questa. Una malattia strana. Di quelle di cui i dottori trovano i sintomi ma che, a dirla tutta, non sanno come curare.
Si può andare per tentativi. Provare qualche cura alternativa, sperimentare.
O lasciare che la malattia faccia il suo corso, sperando magari che il corpo impari a reagire.
Ecco, loro erano lì. Abbandonati a se stessi.
“Ancora ricordo il morso. Strano modo di rendere i tarocchi interessanti.”
“A quel tempo un morso mi bastava. Per una bambina andava anche bene no?”
“Quanto bastava per non farti sembrare pazza.”
Pazza per chi? Chi decide la pazzia? Un pazzo sa dare del pazzo ad un pazzo? Qualcosa non torna. Non è mai tornato.
Il sangue si libera della piccola ferita sul braccio destro di Darren colando, lentamente, sulla bracciolo della sedia. Darren sente quel liquido caldo scivolare sulla sua pelle. La stanza è fredda, i rumori dal piano di sotto lasciavano intuire che il vento era entrato, ed il freddo era solo uno dei segnali che ancora una volta aveva ignorato.
“Mi ami?” Dice Eva fissandolo ancora negli occhi e dando le spalle alla finestra
“Non pensi che sarebbe meglio aspettare la fine del temporale per scoprirlo?”
Improvvisamente Darren vede l’avanguardia di quel temporale travolgere la finestra, frantumarla in mille pezzi che si avventano su di lei, strappandole la veste di seta chiara e colorandola con piccole gocce di sangue, per poi arrivare fino al viso di lui.
Chiude gli occhi d’istinto, per paura di perdere la vista. Eva non urla, non cede, ma anzi si avvicina a lui, leccando il sangue che stava colando dal braccio destro. Sentì le sue labbra chiudersi sulla ferita e succhiare, non come un vampiro per rubare del sangue, quanto come un sommelier, per gustarsi quel gioco proibito. La finestra, sempre più inquietante, sbatteva costantemente contro le pareti che scricchiolavano. La casa stava ormai cedendo. Darren, intanto, inizia a dondolarsi incantato sulla sedia. La mano destra di Eva, dopo qualche secondo, va a bloccare l’ondeggiare della sedia facendo peso sul lato opposto ed incrociando incidentalmente la mano di lui.
Il fatto di stringerla, o che le dita si incrociassero, era una cosa piuttosto normale, visto il resto. Quasi non se ne accorgono. Ma in quell’incrocio apre gli occhi.
E lì si fissano. Prima del crollo delle travi che sorreggevano il secondo piano della casa. E se una ragazza ti fissa per più di cinque secondi hai solo una cosa da fare: baciarla.

Darren, 21 anni. Eva, 19 anni.
Sanno quasi di età proibite. Lo puoi gustare nella pronuncia. Ventuno. Diciannove.
Come due numeri collegati. E’ estate. Ma questo si sapeva già.
E’ sempre estate nella loro memoria. Si vedono sempre solo qualche settimana all’anno. Lasciano qualche ferita nell’anima dell’altro e poi scompaiono. Nel nulla. Senza lasciare alcuna traccia.
Lui non cerca lei. Lei non cerca lui.
Fu in quell’estate che i due misero la prima pietra che poi li avrebbe condotti al temporale, cinque anni dopo.
Darren era seduto su una sedia in mezzo ad un prato. Eva lo stava osservando con una tela di fronte a sé.
“Cosa vuoi farci con quella tela?”
“Mi sono sempre domandata perché gli artisti hanno bisogno di ‘usare’ una tela. Ma poi non la usano davvero.”
“Perché sento che quello che intendi per ‘usare’ è qualcosa che agli artisti non è venuto proprio in mente”
“Perché è vero. Non c’è niente da fare. Che senso ha coprirla con dei colori, quando puoi usare la tela stessa come materia?”
Prese un trincetto e tracciò delle linee sul quadro. Da quella distanza Darren, che era sulla sedia con le mani incrociate a mo' di modello, non riuscì a capire quale sarebbe stato il risultato.
Poi lei girò la tela mettendola in modo tale che il sole la penetrasse lasciando ad una scia di luce disegnarne le forme.
“Eccotela. Prospettiva delle assenze, che te ne pare?”
“Qualcosa di strabiliante direi.”
“Ed ora ti sorprenderò ancora di più mostrandoti cosa voglio veramente, ma soprattutto: rubandolo”
Eva era tutta su di giri, si guardò intorno per un momento fino ad individuare una seconda tela. Prese nuovamente il trincetto ed iniziò a ritagliare una figura all’interno del quadro. Quando il trincetto toccò il punto di partenza lo posò accanto a sé e si allontanò dalla tela. All’interno del quadro c’era Darren.
“Ecco. Ora ti ho rubato.” poi si fece un po’ più seria e con un sussurro disse “Voglio svelarti uno dei miei segreti più malati e più intimi.”
“Dopo quello che abbiamo fatto l’estate scorsa, Eva, non credo che questo potrebbe preoccuparmi.”
Ci si domanda sempre come nasce un carattere, cosa ti fa prendere una strada piuttosto che un’altra. Magari fu in questo momento che Darren conobbe il suo lato oscuro e lo trovò piacevole, intrigante. Probabilmente viveva la sua vita in un horror romantico, da cui non avrebbe voluto svegliarsi mai.
Eva poggiò gli occhi su di lui. E poggiare è davvero il termine migliore.
“Voglio legarti, ferirti per succhiare via il tuo sangue. E poi voglio fare l’amore con te mentre rischiamo la vita.”

“Forse non l’abbiamo fatto a dovere, che ne dici? Ci sei Eva?”
Eva era distesa su un cumulo di travi di legno cadute, frantumate. E neanche lei sapeva come era finita lì, ma questo non le importava. C’era Darren, e questo era sufficiente.
“Sì ci sono. E tu?”
“Sì, ma credo che avrò bisogno di una mano per uscire”
Il vento era scomparso, l’uragano era passato. Eva si rimbocca le maniche della veste di seta ormai a brandelli da cui il suo corpo nudo si mostrava impunemente. All’orizzonte la solita pianura che da sempre li accompagnava silenziosa.
E’ estate. Ma questo si sapeva già.

sabato 9 gennaio 2010

Cucina dall'oltretomba

Non spaventatevi è solo una ricetta. In uno dei momenti più tristi del mio telefilm preferito, True Blood, Sookie si ritrova a mangiare l'ultima torta cucinata dalla nonna che è appena stata assassinata (episodio 6 della prima stagione). Il dolce in questione è la torta alle noci pecan e sciroppo d'acero.
La ricetta l'ho trovata in un libro fantastico che il mio ragazzo mi ha regalato a Natale: "I love torte", un libro di ricette accompagnato dalle fotografie di Deidre Rooney. Non è che mi voglia piazzare ai fornelli, me l'ha regalato perchè sa quanto mi rilassa guardare le foto delle torte.



Per 8 persone

PER LA PASTA
250 g di farina
125 g di burro salato freddo (o burro normale con un pizzico di sale)
2 cucchiai di zucchero
3-4 cucchiai di acqua molto fredda

PER LA FARCITURA
60 g di burro fuso
100 g di zucchero
180 ml di sciroppo d'acero
2 uova
250 g di noci pecan

MATERIALE
1 mixer
pellicola
1 stampo per torte


- Mettere la farina, lo zucchero e il burro nel mixer.
- Frullate fino ad ottenere un impasto sabbioso.
- Versate l'acqua e poi frullate ancora per qualche secondo.
- Formate una palla e conservatela nella pellicola.
- Lasciatela riposare 2 ore nel frigorifero.
- scaldate il forno a 190°. Sbattete il burro, lo zucchero e lo sciroppo d'acero. Senza fermarvi aggiungete le uova.
- Disponete le noci pecan sul fondo della torta cruda e versateci la crema allo sciroppo. Distribuite le noci in modo uniforme nella pasta.
- Infornate e cuocete per 15 min a 190°, poi abbassate la temperatura a 170° e cuocete ancora per 25-30 min.
- Lasciate raffreddare e servite la torta tiepida o fredda.

martedì 8 dicembre 2009

Undead


Gli immortali. Su esplicita richiesta di Filippo ho deciso di pubblicare anche qualcosa adatto a maschietti etero sia perchè Filippo è uno dei miei amici più cari, sia perchè credo sia l'unico che segue il mio blog.
Nel week end mi sono divorata un nuovo libro "Undead. Gli immortali" di Dacre Stoker e Ian Holt. Esatto Stoker. Come Bram Stoker. Suo prozio e padre di uno dei romanzi gotici più belli e famosi: Dracula. Undead è il sequel ufficiale dello storico romanzo, l'unico ad avere l'approvazione della famiglia. Si vocifera sulla rete che presto Ian Holt curerà anche l'adattamento cinematografico del romanzo, che però non sarà il sequel di quello, meraviglioso, di Coppola. Questo film sarà anche l'unico, oltre a quello con Bela Lugosi del 1931, ad avere il beneplacito del clan Stoker.
Ho amato molto Dracula. Lo lessi a 14/15 anni e mi piacque moltissimo. Da quel momento ho sempre avuto una particolare fascinazione per il vampiro. Bello, colto, magnetico, seducente, passionale, irresistibile. Quindi appena ho sentito di un seguito l'ho dovuto comprare. I due autori muovono dagli appunti e dagli scritti di Bram Stoker nella consapevolezza che l'autore irlandese intendesse dare al suo capolavoro un seguito. Effettivamente Dracula ha un finale aperto: Van Helsing aveva spiegato alla compagnia che per uccidere un vampiro si doveva trafiggergli il cuore con un paletto di legno e poi decapitarlo. Ma non è così che uccidono Dracula, che viene, invece, pugnalato al cuore con un pugnale kukri e sgozzato. Dracula è un libro che ha molti punti oscuri, e per oscuri intendo irrisolti, dalla datazione ai luoghi geografici. Questo romanzo vuole chiarire, e correggere (anche se personalmente non mi sembra giusto) questi punti. Per esempio sposta la datazione del romanzo originale indietro al 1888 (dal 1893) per far tornare alcune cose... Introducono nella narrazione altri intrecci, come la storia di Jack Lo Squartatore ed il Titanic... scelte assolutamente opinabili. Piuttosto divertente la prima... la seconda assolutamente forzata e non necessaria (sarà che da quando ho visto il film di James Cameron per me il Titanic è diventato nauseabondo). Un punto molto interessante inserito nella vicenda è il personaggio della contessa Elisabeth Bathory. Anche lei, come Dracula è un personaggio storico, spesso associato a quello dell'impalatore. La storia/leggenda dice che la Báthory si convinse che per ringiovanire dovesse fare abluzioni nel sangue di vergini giovani (in particolare della sua stessa classe sociale), o di berlo, quel sangue, quando queste fossero state particolarmente avvenenti. Inoltre nel libro, che riprende anche alcuni brani del celebre antenato spiegandoceli, viene anche approfondita la figura stessa di Dracula, non più il male assoluto ma una figura complessa e ambigua in bilico tra bene e male.
Il libro è piacevole, un bel giocattolone, anche se continuo a preferire l'originale. Diciamo che sono piuttosto perplessa dal rimando ad altri intrecci che ne fanno un mix tra Dracula, la storia di Jack lo Squartatore, il Titanic, la Leggenda degli Uomini Straordinari e... Guerre Stellari... Provare per credere.

giovedì 3 dicembre 2009

Books I can't live without

Il peso della cultura. Ogni Natale faccio una lista di cose che mi piacerebbe ricevere (su richiesta di mia madre e di qualche amica sempre spaventate dall'idea di farmi un regalo). Inevitabilmente questa lista è piena di libri, che, per quanto mi riguarda sono sempre uno dei regali più graditi. Quest'anno, guardandomi in giro ho trovato molti titoli interessanti e che devo avere assolutamente.



Backstage Dior
Foreword & Fashion by John Galliano, Foreword by Suzy Menkes
Roxanne Lowit
€ 98
www.teneues.com

















The Private World of Yves Saint Laurent and Pierre Berge
Robert Murphy (Author)
Ivan Terestchenko (Photographer)
$95
www.vendomepress.com














Pictures
Tim Walker
€98
www.teneues.com


















The Art of Tim Burton
Standard Edition
$69.99
www.steelespublishing.com



















Still Life: Irving Penn Photographs, 1938-2000
Irving Penn (Author)
John Szarkowski (Author)
€85
www.amazon.com























Nineteenth Century Fashion in Detail
Lucy Johnston (Author)
$39
www.amazon.com


















Twentieth-Century Fashion in Detail (V & A Fashion in Details) (Paperback)
Valerie D. Mendes (Author)
Claire Wilcox (Author)
$39
www.amazon.com
















Magic, 1400s–1950s
Daniel, Noel (Editor)
€ 150.00
www.taschen.com
















The Circus, 1870-1950
Daniel, Noel (Editor)
Jando, Dominique / Granfield, Linda / Dahlinger, Jr., Fred
€ 150.00
www.taschen.com

giovedì 19 novembre 2009

Prada in libreria

Successi. Quasi tutte le griffe si sono autocelebrate in un libro (utilissimi per noi addetti ai lavori). Tranne Prada. Almeno finora.
Uscirà alla fine di novembre e racconterà trent'anni di idee attraverso stampe, abiti, accessori, campagne pubblicitarie, negozi e mostre.

The Art of Tim Burton

Ecco un libro che è stato prontamente aggiunto alla mia lista dei regali di natale: The Art of Tim Burton. Grazie a Twitter, come al solito latore di novità interessanti, mi è arrivata stamattina una mail che mi comunicava la possibilità di acquistare online un libro contenete gli schizzi di uno dei miei registi preferiti. Forse il mio regista preferito. Con 1000 illustrazioni, per un totale di 434 pagine, il libro mostrerà i temi principali del lavoro di Tim Burton. Ne esistono 2 versioni, una standard e una deluxe... ovviamente con una notevole differenza di prezzo. Per acquistarlo cliccare qui.

martedì 17 novembre 2009

Una questione di gusto

Delicious. Una questione di gusto è un libro di Flavio Bonavia che voglio assolutamente tra i miei regali di Natale. Un reportage fotografico polisensoriale in cui gli accessori prendono vita attraverso il cibo. E' così che il cappello si veste di fagioli, le ballerine sono in realtà delle melanzane e la cintura è fatta con le tagliatelle.





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