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venerdì 8 ottobre 2010

I fall in love for... NEW YORK

Tenterò di ridare al mio blog la parvenza di un blog di moda. Dopo lo sciopero di queste sfilate ecco a voi una carrellata, divisa in tre parti, di tutto ciò che mi è piaciuto alle sfilate del pret-à-porter.

Iniziamo con New York. In genere la moda newyorkese non mi fa impazzire. Mi annoia.

Isaac Mizrahi

Non mi piace l'abito in sè quanto l'idea di un abito ricoperto da uno strato di organza color carne. Con collettino. A quanto pare la signora Miuccia ha di nuovo fatto storia.

Marc Jacobsstupendi anni 70. Ma devo dire che c'è molto Parigi in questa sfilata. Per questo l'ho adorata dall'inizio alla fine. Anche i colori. Divini. 


Adoro la cintura!!!




Jill Stuart: la prima parte della sfilata era bellissima. Una favola in bianco e nero. 






Rodarte: le stampe effetto parquet proprio no. La sfilata sembrava quasi un tributo all'arredamento... pavimenti, tovaglie e vasi cinesi. I vasi cinesi ho adorato. Mi piacciono molto gli abiti con queste stampe (ne ricordo uno di Cavalli di circa 7/8 anni fa che era bellissimo), ma per il resto non mi sono affatto entusiasmata. 



J Mendel: adoro queste scarpe



Tibi: non male paragonandola alla media dei newyorkesi. Mi ricorda un po' Marc Jacobs. 




Marc by Marc Jacobs




Herve Leger: adoro gli abiti di Herve Leger. Non li potrò mai mettere perchè non ho il fisico, ma li adoro. 


Solo l'abito, senza leggins color carne sotto al ginocchio (orrore) e quelle scarpe (terrore)














giovedì 25 febbraio 2010

Prada@Metropolitan Opera

Ibridi. Parliamo di Prada. La signora Miuccia, che, vi confesso (rischiando di essere tacciata di blasfemia), non amo molto, si è "improvvisata" costumista per la messinscena di Attila alla Metropolitan Opera di New York. Uno stilista, non è un costumista. Ok che sempre di vestiti si parla, ma non è affatto la stessa cosa. Servono conoscenze e sensibilità diverse, hanno necessità diverse. E poi da un certo punto di vista mi sembra giusto che ognuno faccia il proprio lavoro. Se le produzioni cinematografiche e teatrali iniziano ad appoggiarsi al nome di stilisti famosi per attirare il pubblico, che fine faranno i veri costumisti?

PS: Parlo contro me stessa, lo so. In mia difesa, però, voglio dire che nonostante io abbia una formazione che tende più alla moda che al costume, ho allo stesso tempo una laurea in organizzazione teatrale e ho fatto teatro per anni. Quindi non si può dire che io sia del tutto una neofita.








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